Ultimissime

Settembre 15, 2007

Sessant’anni di forte Costituzione

L’attualità di una Costituzione si misura con la capacità del suo Paese di non disperdere il patrimonio di idee e di valori che essa racchiude, e di saperlo tramandare di generazione in generazione. A 60 anni dalla sua nascita, la Costituzione italiana può vantare persino qualcosa di più: la vittoria dell’Italia all’Onu sulla moratoria della pena di morte. Quel successo è figlio non solo dell’abilità politica della diplomazia del nostro Paese, ma anche di una cultura costituzionale che – 60 anni fa – ha avuto la capacità e la forza di riconoscere – ben prima di altre Nazioni, come Francia e Gran Bretagna – i valori della vita e della dignità umana.
Una cultura che, nel corso degli anni, è stata assimilata dalle coscienze e si è trasformata in uno straordinario motore per la promozione dei diritti fondamentali, in Europa e nel mondo. La caparbietà, la coerenza, la fermezza con cui l’Italia ha portato avanti, con successo, la battaglia sulla moratoria non sarebbero state possibili senza la lungimiranza dei costituenti, che seppero dare a un popolo uscito dalle macerie della guerra valori e ideali di riferimento, essenziali per la rinascita del Paese e per la costruzione di un’identità democratica. Valori condivisi, trasfusi in un corpo di regole talvolta vissute con insofferenza dal potere, non sempre attuate nei tempi prestabiliti e nei modi migliori, ma comunque entrate a far parte del Dna di questo Paese.
Sessant’anni fa – il 27 dicembre 1947 – venivano promulgati i 139 articoli della Costituzione italiana. Un catalogo di diritti e doveri inderogabili, di principi e di regole istituzionali tutto sommato asciutto, forse non sempre «di chiarezza cristallina», come lamentava Piero Calamandrei, ma che ha consentito di dare un «volto umano» alla nostra Repubblica. «Ricordatevi – disse Giuseppe Saragat nel discorso inaugurale all’Assemblea costituente, il 26 giugno 1946 – che la democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza, non è solo un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti tra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste, dove sono inumani, essa è solo la maschera di una nuova tirannide».
L’articolo 27 è uno dei tanti che riflette questo volto umano. L’abolizione della pena di morte fu per molti, all’epoca, un’eresia o, quanto meno, una sfida, anche rispetto a Paesi di sicura tradizione democratica, come gli Stati Uniti, che ancora oggi convivono con la pena capitale. Era, peraltro, una scelta coerente con i principi di umanità e della finalità rieducativa della pena, enunciati nello stesso articolo. E si è rivelata vincente.
Lo stesso discorso vale per altre scelte «lungimiranti» dei costituenti. Basti pensare all’ispirazione «internazionalistica» della nostra Costituzione, di cui l’articolo 11 è l’emblema. Calamandrei lo definì una «finestra dalla quale si riesce a intravedere, laggiù, quando il cielo non è nuvoloso, qualcosa che potrebb’essere gli Stati Uniti d’Europa e del Mondo». In quell’articolo si proclama il ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» ma si dice anche che, in condizioni di parità con gli altri Stati, «l’Italia può consentire alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». Il primo passo verso quell’integrazione europea che, a differenza di altri Paesi, non ci ha mai colti impreparati.
Una Costituzione lungimirante, dunque. Aperta. E dal volto umano. Una Costituzione attuale, anche se, dagli anni 70, si aprì la stagione del revisionismo, giustificata con la necessità di «modernizzare» lo Stato e con la convinzione che la «modernizzazione» richiedesse il massimo dei cambiamenti costituzionali. Alla Costituzione veniva imputato, in particolare, l’incapacità di garantire la «governabilità». E ciò per una sorta di vizio d’origine: perché era nata più con l’obiettivo di evitare gli arbitrii dell’Esecutivo che per consentire un’efficiente azione di Governo. Fu il segretario del Psi, Bettino Craxi, nel 1979, a proporre per la prima volta «una grande riforma costituzionale» per uscire dalla crisi italiana. Negli anni 90 l’idea prese sempre più piede, ma non se ne fece nulla. Si tentò con le commissioni Bicamerali (Bozzi, De Mita-Iotti, D’Alema), tutte fallite. Poi s’imboccò la strada dell’articolo 138 della Costituzione, con il risultato di approvare due riforme a maggioranza risicata: quella del centro-sinistra, varata nel 2001, che ha cambiato il Titolo V della Costituzione, sulle Regioni, ratificata dal voto popolare; quella del centro-destra, approvata nel 2005, che modificava la seconda parte della Carta (la cosiddetta Devolution), ma che fu sonoramente bocciata dal referendum del 2006. Andò a votare il 53% degli elettori e il 61% disse «no». Quella bocciatura significava – scrissero tutti gli opinionisti politici – che, per gli italiani, la riforma della Costituzione non è una priorità.
Archiviati i grandi progetti, resta la necessità di un aggiornamento: in 60 anni è cambiato il mondo e alcuni temi – come la bioetica – sono del tutto sconosciuti alla nostra esperienza costituzionale. Ma l’aggiornamento va fatto nella consapevolezza che le idee di fondo del patrimonio costituzionale sono tuttora vive e vanno difese e, soprattutto, con lo stesso spirito che animò i costituenti. Ovvero, con una propensione, più che al compromesso, all’accordo. Che è quanto è mancato finora, non solo per cambiare la Costituzione, ma anche per farla funzionare in modo migliore.

I LAVORI

La gestazione della Costituzione copre tre anni e mezzo, dalle prime decisioni prese a guerra ancora in corso, all’entrata in vigore il 1 gennaio 1948.
25 giugno 1944. Il decreto legge 151 stabilisce che «dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano, che a tale fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una assemblea costituente per determinare la nuova costituzione dello stato». Il decreto non menziona il referendum fra monarchia e repubblica. Con lo stesso atto, Umberto di Savoia diventa capo dello Stato come luogotenente del re, Vittorio Emanuele III, troppo compromesso col fascismo per esercitare le sue funzioni
10 marzo 1946. Convocate le elezioni per la Costituente
16 marzo 1946. Convocato il referendum istituzionale, contemporaneo al voto sulla costituente, per scegliere fra monarchia e repubblica
9 maggio 1946. Vittorio Emanuele abdica a favore del figlio, che diventa re Umberto II
2 giugno 1946. Il referendum vede la prevalenza della Repubblica (54,3%) con uno scarto di due milioni di voti sulla monarchia (45,7). Nelle elezioni per la Costituente, primo partito è la Democrazia Cristiana, col 35,18% dei voti, seguita dai socialisti (20,72) e dai comunisti (18,97); dei 576 deputati previsti ne vengono eletti 556 perché nelle zone di Bolzano, Trieste e nella Venezia Giulia non è stata ancora ristabilita la sovranità italiana
10 giugno 1946. La Cassazione annuncia i risultati del referendum: alcuni giorni dopo Umberto II lascia l’Italia
25 giugno 1946. Si insedia la Costituente; alla presidenza è eletto il socialista Giuseppe Saragat
28 giugno 1946. Enrico De Nicola eletto dalla Costituente capo provvisorio dello Stato
19 luglio 1946. Nominata la «commissione dei 75» presieduta da Meuccio Ruini, per preparare un progetto di Costituzione da presentare al dibattito generale. La commissione si articola in tre sottocommissioni
31 gennaio 1947. La commissione Ruini presenta il testo del progetto di Costituzione.
8 febbraio 1947. Il comunista Umberto Terracini è eletto presidente della Costituente al posto di Saragat, che ha appena realizzato la scissione socialdemocratica dal Partito socialista
4 marzo 1947. Comincia la discussione generale
22 dicembre 1947. La Costituzione è approvata con 453 voti a favore e 62 contro. Nella foto, Terracini consegna a De Nicola il documento della Costituente
27 dicembre 1947. La Costituzione è promulgata dal capo provvisorio dello Stato, De Nicola
1° gennaio 1948. La Costituzione entra in vigore

MANIFESTO DEI VALORI

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Il Partito Socialista è una novità nel panorama politico italiano, una speranza per il rinnovamento e la modernizzazione
del Paese, contro ogni forma di conservazione politica, economica e culturale. Una forza politica rivolta a valorizzare i meriti
e a rispondere ai bisogni individuali e collettivi.
Per queste ragioni il socialismo democratico è oggi di attualità per saldare le attese delle vecchie e delle nuove generazioni,
per dare un contributo a una moderna società della conoscenza, per riaffermare, insieme alla battaglia per nuovi diritti, l’etica
dei doveri e della responsabilità.Il Partito Socialista, in Italia come nel resto d’Europa, intende riunire uomini e donne che, partendo da esperienze, culture
e sensibilità diverse, si riconoscono in politiche riformiste, democratiche e liberali; si rivolge a tutti i cittadini senza distinzioni
di genere e di orientamento sessuale, di etnia, di nazionalità e di religione e vuole dare voce a tutti coloro a cui vengono negati diritti ed interessi fondamentali.

Il Partito Socialista si propone di realizzare, con forme nuove e adeguate ai tempi e per via democratica nella partecipazione dei cittadini, una società che sia retta da valori di libertà, di uguaglianza, di giustizia, di responsabilità, di solidarietà
e di progresso.

Il Partito Socialista crede nella libertà e nelle libertà, intese come possibilità di scegliere sulla base della propria responsabilità: contrasta i ricorrenti tentativi di invadenza delle burocrazie statali, delle religioni e delle ideologie nella sfera
della libertà individuale; fonda la sua azione sul rispetto dei diritti civili ed umani in Italia come nel mondo.

Il Partito Socialista crede nel valore dell’uguaglianza che si realizza attraverso l’allargamento delle libertà; opera concretamente affinché sia garantito a tutti il massimo delle opportunità; promuove le condizioni perché ciascun individuo possa decidere il proprio destino. L’uguaglianza e la libertà delle persone sono indivisibili.Il Partito Socialista difende il principio di laicità, che garantisce la convivenza tra culture e idee diverse; crede nella libertà
di pensiero e nel valore della diversità delle opinioni e delle fedi. Contrasta ogni forma di fondamentalismo che vuole trasformare
i propri precetti in leggi dello Stato.Il Socialismo considera il lavoro come l’espressione più alta della persona e persegue politiche della piena occupazione, secondo principi di flessibilità e sicurezza, promuovendo l’istruzione e la formazione durante l’arco di tutta la vita.
Il Par tito Socialista vuole che il lavoro sia adeguatamente retribuito e riconosciuto, e sostiene la necessità per tutti coloro
che non siano in condizioni di lavorare di ricevere un reddito di base adeguato ai loro meriti e alla loro condizione.Il Partito Socialista continua la sua battaglia secolare per una maggiore giustizia sociale lottando contro le diverse forme di povertà e di emarginazione, fin da quelle che riguardano i primi anni di vita. I sistemi di sicurezza sociale, a cominciare da quelli della casa, della sanità, dell’istruzione e della previdenza devono contribuire a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, devono prevenire i rischi di impoverimento e di esclusione e devono essere completati abolendo privilegi e garanzie corporative
che danneggiano gli interessi dei più bisognosi.

Le politiche per la giustizia sociale comprendono la lotta contro il crimine e contro le cause che lo producono, per rimuovere le condizioni che incentivano i comportamenti violenti e comunque illegali.
La difesa della sicurezza non ammette acquiescenza nei confronti della grande criminalità, della violenza razzista e xenofoba,
dei fenomeni diffusi di violenza, con particolare riferimento alle donne ed ai minori, e nei confronti della piccola criminalità che colpisce soprattutto gli strati deboli della società.

I socialisti e le socialiste lavorano per ampliare i diritti e le libertà che le donne hanno conquistato e continuano a lottare per eliminare le gravi discriminazioni ancora esistenti. Il Partito Socialista garantisce nelle sue strutture e nella pratica politica
le pari opportunità tra uomini e donne.

Il Partito Socialista s’impegna per lo sviluppo della democrazia economica, politica e culturale; opera per un rafforzamento continuo della democrazia rappresentativa, per dare più credibilità delle istituzioni e per consentire al cittadini attraverso il voto libero e segreto di scegliere una politica, un partito e i propri rappresentanti.

ANCHE FASANO PROTAGONISTA IN EUROPA

Si, anche Fasano protagonista in Europa! Un nostro compagno, Rossano Marinelli, sarà protagonista di questa avventura…un’avventura che lo vedrà dal 20 al 22 novembre a Bruxelles. Ti facciamo i nostri auguri Rossano, e che sia per te un’esperienza indimenticabile. Ne sapremo di più al suo ritorno.

CONSIDERAZIONI SUL CONVEGNO DI PERUGIA

Care compagne e cari compagni sono stato molto felice di quest’ ultima iniziativa della costituente che mi ha visto coinvolto poichè l’impressione che io ho avuto è stata molto positiva.

C’erano molti ragazzi che avevano molta voglia di fare e di creare una grande partito socialista, con una forte identità ma che guarda al futuro, un partito dove i giovani sono veri protagonisti e non vengono strumentalizzati.

Molte proposte concrete sono state fatte come quella della divisione equa tra uomini e donne degli incarichi, o di contare di più nell’università tramite nostre liste.

Mi auguro che si parta al più presto con un Cordinamento Provinciale per la Costituente di Brindisi; strumento indispensabile per lavorare al nostro “ardito” progetto.

Un affettuoso saluto

Giorgio Vignola

E ‘nato il Forum dei Socialisti di Puglia :un modo libero e veloce di aprire e aprirsi alla discussione ,

presentare proposte , elaborare idee , entrare in contatto con i compagni dell’intera regione .

Per visitarlo andate sul link a destra, oppure cliccate su:

http://partitosocialista.tribunalibera.com

Bobo Craxi: “Ci faremo largo col vero riformismo”

Bobo Craxi, attuale sottosegretario di Stato agli Affari Esteri ed esponente di spicco del Partito socialista, è forse l’uomo che più di tutti, in questi anni, si è battuto nel difficile tentativo di riuscire a riunificare la più nobile e autentica “famiglia” riformista della politica italiana. Ecco, dunque, il suo parere intorno alle prospettive della nuova formazione partitica “messa in campo” durante la recente Conferenza programmatica svoltasi a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica.Bobo Craxi, la Costituente socialista, che ormai si sta tramutando nel Ps, intende schierarsi al centro dello scacchiere politico italiano, oppure sul fianco sinistro del Partito democratico? “Io non ho mai ragionato di politica come se si trattasse di un esercizio ‘geometrico’: penso ci sia spazio per una forza socialista rinnovata, all’interno della sinistra italiana, in grado di riassumere in sé non solo i colori della tradizione, ma anche quelli di una visione politica più adatta ai nostri tempi, tralasciando vocazioni maggioritarie o derive massimaliste e interpretando con rigore i compiti di una forza che da sinistra – questa è l’unica geometria che mi consento – vuole governare l’Italia”. Quale sarà la funzione principale del Ps? Stimolare il Partito democratico intorno ai temi della laicità, oppure rafforzare la componente riformista del centrosinistra vigilando la “frontiera” con le sinistre più radicali? “C’è la necessità di una forza che si caratterizzi per la sua capacità di allargare i propri confini e orizzonti, che viva di iniziativa politica propria e che si segnali per la sua originalità. Gli alleati sembrano aver occupato il campo dell’intera sinistra, ma noi ci faremo comunque largo, come sempre siamo stati capaci di fare”. Rimane l’impressione che il vostro partito possa rimanere “schiacciato” dal confronto dialettico tra Pd e sinistra antagonista: come cercherete di svincolarvi da tale “morsa”? “In politica, indubbiamente contano i rapporti di forza e, oggi, noi esprimiamo vistosamente un peso minoritario. Tuttavia, tale condizione non ci deve privare della capacità e della volontà di rappresentare ed esprimere una linea capace di orientare una sinistra riformista moderna e che, di certo, non si faccia guidare. Aggiungo, inoltre, che è gia calata nei nostri confronti una ‘congiura del silenzio’: è il segno che un’eventuale riscossa socialista potrebbe suonare come una provocazione per qualcuno, una smentita dei propri disegni egemonici e assoluti, a destra come a sinistra. Rompere quel silenzio sarà difficile, ma non impossibile”. Lei ha sostenuto più volte, in questi anni, che la seconda Repubblica avrebbe il torto di rappresentare una sorta di supermercato delle idee. Infatti, Walter Veltroni appare assai abile nel setacciare nuovi riferimenti culturali esogeni, rispetto alla tradizione progressista italiana, come ad esempio Bob Kennedy e Martin Luther King: anche voi cercherete di creare un vostro Pantheon, oppure il socialismo italiano, intorno a tali questioni, non possiede problema alcuno? “Quella dei riferimenti storici, per la tradizione socialista e socialdemocratica è un fatto che si può considerare scontato e naturale. In genere, al cosiddetto ‘Pantheon’ vi fanno ricorso coloro che hanno antenati da far dimenticare o chi possiede una radice indentitaria incerta: di sicuro non è il nostro caso. Qualcuno si è stupito della mancanza della figura di Bettino Craxi alla recente Conferenza di programma: la sua foto non c’era, ma le sue idee e la sua impronta hanno pervaso tanti interventi e tante riflessioni. Al Congresso provvederemo a mettere le foto, quelle sue e quelle dei tanti socialisti che hanno fatto la nostra storia”. Socialisti oggi: cosa significa, in termini ideali, culturali e politici? “Oggi, come ieri, essere socialisti significa difendere l’ideale di una società in cui degli uomini liberi lavorino assieme per il progresso della società. Non è certamente il socialismo dei nonni, che predicava un’eguaglianza assoluta, né tanto meno quello ‘reale’, che finì col generare l’odiosa dittatura del partito unico. Insomma, essere socialisti, oggi, significa voler costruire una società nella quale non vi sia nessuno tanto più ricco o tanto più povero da non poter determinare condizioni di parità: questa è la definizione di un vecchio laburista che, mi pare, sia sempre di grande attualità”. La mancanza del Garofano all’interno del simbolo presentato durante la conferenza programmatica della settimana scorsa, non rischia di essere interpretato come una forma di pavidità? “Io non scambierei una novità che punta alla normalità come un gesto pavido: ricordo sempre a me stesso, prima ancora che ad altri, che tra i fondatori italiani del Partito del socialismo europeo, nel 1991, c’era un signore che si chiamava Bettino Craxi. E quello che abbiamo adottato è esattamente lo stesso simbolo. Quanto al Garofano, il Partito dei socialisti ha già fatto presente, a più riprese, come fosse necessario prevedere anche un riferimento grafico all’iconografia più cara agli iscritti, ma soprattutto agli elettori italiani: il Garofano non scomparirà mai dalle nostre manifestazioni grafiche e politiche”. Riuscirete ad attrarre, nel Ps, anche quella parte del mondo socialista che, oggi, milita in Forza Italia? “Quando, alla fine degli anni Sessanta, durante le drammatiche vicende della seconda scissione socialista, molti compagni furono tentati di abbandonare il Psi per il Psdi, Pietro Nenni ebbe l’orgoglio di dichiarare che lui non avrebbe mai lasciato la propria casa. Dunque, io ancora non mi spiego non tanto la mobilità elettorale dei socialisti dispersi in questi anni, quanto la disinvoltura con la quale molti compagni hanno aderito a forze diverse, a destra come a sinistra, lontane o addirittura avversarie dei socialisti. Se saremo convincenti e all’altezza dei nostri tempi, in sintonia con le scelte e la continuità della tradizione a noi più vicina, se saremo insomma capaci di esprimere una politica realmente nuova, non subalterna ai poteri o alle mode, se dunque sapremo agire con determinazione nella ancor lunga e difficile transizione del nostro Paese, forse potremo rappresentare, per gli elettori di un tempo, non una nostalgica illusione, bensì una forza politica affidabile a cui guardare nuovamente con interesse”. La recente elezione diretta del segretario Pd ha introdotto un’innovazione politica della quale terrete conto anche per l’elezione del vostro segretario? E se così fosse, lei si sentirebbe di partecipare a questa elezione? “Io credo che una campagna di iscritti tradizionale corrisponda maggiormente, in questa fase, al bisogno di consolidare un partito che è anche l’incontro di esperienze molto diverse fra di loro. Tuttavia, in futuro non reputerei affatto peregrina l’idea di dar vita a una consultazione popolare fra i nostri militanti. Allo stato, io ricopro un ruolo istituzionale piuttosto impegnativo, ma mantengo sempre un saldo rapporto con la base degli iscritti e dei simpatizzanti socialisti e sono impegnato, assieme ad altri, nella difficile impresa di ricostruzione a cui abbiamo dedicato le fatiche di tutti questi anni in condizioni assai difficili”.

Il forum delle donne socialiste

La parità è un’opportunità di crescita

Il Forum delle Donne Socialiste denuncia una situazione di stallo riguardo la richiesta di un’equa rappresentanza all’interno degli organismi del PS. “Siamo molto preoccupate- si legge in una nota dell’ufficio stampa del Forum- del fatto che a tutt’oggi ancora si taccia sia sul riconoscimento formale di un diritto, sia sulla concreta attuazione della proposta e della sua assunzione come tema politico essenziale del Partito Socialista. Siamo inoltre decisamente interessate ad aprire un grande dibattito sui criteri e sui metodi di scelta delle donne e degli uomini, da inserire negli organismi del nuovo partito. Raccogliamo la provocazione dei compagni che ci hanno fatto presente, che all’interno del partito le iscritte sono di molto inferiore agli iscritti, noi rispondiamo che il tema è mal posto, se dovevamo limitarci a sommare l’esistente, bastava una calcolatrice e non un confronto politico. Il Partito Socialista deve considerare la proposta del Forum come un’opportunità di innovazione, di autenticità e coraggio, che ora ci torna utile per non indietreggiare di un passo dalla richiesta del 50e50″.






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