il ruolo dei socialisti
Settembre 20, 2007

La Costituzione italiana fu approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Nella foto, il presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini firma il documento davanti al presidente della Repubblica Enrico de Nicola.
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (Art. 3 comma 2° della Costituzione della Repubblica Italiana)
Il compito dei socialisti, come disse in un intervento il prof. Ruggero alla presentazione del libro “Il Riformismo socialista: da Turati a Craxi”, è quello di far garantire l’applicazione di questo comma…
“Libertà e giustizia sociale“
Il grande Presidente della Repubblica e la sua idea di Socialismo.
Ottobre 25, 2007 at 9:33 pm
UNA SEMPLICE DIMOSTRAZIONE DELLA NOSTRA VOCAZIONE RIFORMISTA
Vi faccio i complimenti per la metodicità del vostro lavoro sul territorio,ed allo splendido blog che avete creato.
Lasciando poco spazio alle lotte di potere ed agli organigramma futuri, vi invio alcune mie riflessioni,sperando che siano da voi condivise.
In un paese in cui all’ordine del giorno nell’agenda politica ci sono purtroppo solo il “caso De Magistris”, ed i problemi relativi alla tenuta della maggioranza al Senato, il Partito Socialista sembra l’unica forza politica ad avere a cuore le sorti degli italiani. Delle proposte semplici; anche se in questo paese ciò che lo è fa molta paura.
Che cosa si chiede, o meglio, di che cosa ha bisogno il nostro paese.
Il mondo economico globalizzato ci insegna che la flessibilità è una condizione necessaria per favorire lo sviluppo economico. Purtroppo la flessibilità è finita per trasformarsi in precarietà per molti lavoratori, giovani e non. La proposta del Partito Socialista, di assicurare una indennità di disoccupazione di 400 Euro mensili, va nella direzione di colmare il gap che viene a crearsi tra la fine di un contratto flessibile e la stipula di un altro. E il vincolo alla corresponsione dell’indennità della partecipazione a piani di reinserimento al lavoro o a piani di riqualificazione professionale, fa si che la ratio di questa proposta, non sia dettata da uno spirito meramente assistenzialista; bensì da una netta presa di posizione sulla necessità di un’alta formazione dei lavoratori.
A questo si aggiunge la proposta, anch’essa fondamentale, di ridurre le tasse per le imprese che predispongono ed implementano piani di ricerca ed innovazione, ovvero imprese che esportano o decidono di aggregarsi, per favorire un maggiore sostegno alla piccole e medie imprese, che molto spesso sono perdenti nei mercati internazionali. Tutto questo corredato con la necessità di ridurre le tasse sui redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, di 2 miliardi di Euro.
Per quanto riguarda le politiche sociali invece, considerata l’annosa questione dell’emergenza abitativa vissuta soprattutto al Sud, si propone di veicolare i fondi derivanti dall’8 per mille di coloro che non hanno scelto nessuna confessione religiosa, che ammontano a mezzo miliardo di euro, sulla costruzione di nuove case popolari. Le immagini delle baraccopoli o la condizione di concittadini costretti a vivere in squallidi container, non sembrano essere degni di uno Stato che da molti anni è membro delle organizzazioni dei paesi più industrializzati del mondo.
Semplice fa rima con prorompente. Proposte semplici dalla portata prorompente. Ecco cos’è il riformismo. E queste proposte possono a pieno titolo annoverarsi nell’alveo di questa idea.
LUIGI IORIO